E dopo i pacs prima e i matrimoni per tutti poi, l'Islanda si conferma la nuova frontiera del liberalismo mondiale, con una legge, approvata all'unanimità su proposta di una deputata anarchica, che garantisce protezione a chi mette online documenti segreti.
Fortuna che al mondo non siamo soli, o che comunque non sono tutti come noi. Chiunque adesso potrà fare un paragone, e giudicare quale sia uno stato di polizia e quale un paese liberale.
Fare paragoni di questo genere è essenziale per un buon giudizio, visto che le idee regolative di natura trascendente non mi persuadono molto (idea platonica del Bene e simili).
Purtroppo sono in molti quelli che camminano sempre con lo sguardo piantato per terra e sanno vedere solo il metro quadro su cui poggiano i piedi. Mi riferisco in particolare alla maggior parte dei miei colleghi universitari. Mi spiego: il consiglio di facoltà di Lettere e Filosofia di Palermo ha preso atto che stante l'indisponibilità dei ricercatori ad assumere la titolarità degli insegnamenti, e stante l'indisponibilità dei professori a carichi di docenza esuberanti il monte ore stabilito dal loro contratto, non c'è la possibilità di garantire l'offerta formativa. Ovvero in tutti i corsi di laurea, almeno la metà delle materie rimane scoperta. Preso atto di ciò, la facoltà ritiene doverosa la non attivazione dei corsi di laurea per l'anno accademico 2010/2011, la non attivazione delle procedure d'immatricolazione, la sospensione dei bandi per i test d'accesso.
Sembra il minimo, visto che facendo finta di niente, rimandando il problema, ci si ritroverebbe ad ottobre con delle matricole a cui non si potrebbero garantire i corsi. Non tutti la pensano però così. Molti si lamentano della violazione del loro "diritto allo studio", ritendendo penalizzante una tale forma di protesta da parte dei ricercatori e professori. Bisogna dire però due cose:
1. in effetti c'è una violazione del "diritto allo studio", il punto è individuarne l'artefice, che non può certo essere chi nell'ultimo decennio almeno ha portano avanti il carro dell'università gratuitamente e a proprio svantaggio: i ricercatori. Assumendo docenze, hanno permesso l'esistenza stessa dei corsi di laurea, e a titolo gratuito, sottraendo tempo all'attività per cui sono pagati e valutati: la ricerca. Si dirà: non l'hanno certo fatto per beneficenza, assumendo gli insegnamenti hanno accumulato esperienza, si sono messi in buona luce nei confronti dei professori, insomma hanno avuto un trampolino di lancio verso l'obiettivo minimo della conferma (diventando così ricercatori strutturati), se non verso il diventare associati. Tutto ciò è plausibile, ma non mi sembra certo un buon argomento contro l'adozione di forme di protesta radicali, ora che la loro posizione nell'università è minacciata dalla scellerata riforma Gelmini. Una riforma che, ricordiamolo, li equipara al personale tecnico e amministrativo, e li mette a esaurimento, non considerando alcuna possibilità di carriera, e creando la nuova precaria e minacciabile figura del ricercatore a tempo determinato per 3 anni + 3 (ovvero riconfermabili), che alla fine di questo doppio periodo, o viene assunto come associato (in un università però a cui vengono tagliati i fondi, e che quindi ha meno risorse da investire nell'assunzione di professori) o va a fare altro. Il vero artefice è dunque l'attuale governo, insieme però ai precedenti (di ogni colore) che riforma dopo riforma hanno proceduto allo smantellamento dell'università pubblica statale.
2. la protesta non è solo della facoltà di Lettere e Filosofia di Palermo! In questo ateneo anche Ingegneria e Scienze hanno preso risoluzioni simili, e Palermo è solo una delle tante università d'Italia in lotta, tra cui il più grande ateneo d'Europa, la Sapienza, che in questo momento si trova in una situazione simile a quella di lettere, minacciando di non attivare il prossimo anno accademico.
In conclusione, basta guardarsi un po' intorno per capire la bontà di questa protesta, e quale sia l'unica posizione sostenibile: il porsi al fianco dei ricercatori in un blocco a oltranza dell'attività accademica di tutta Italia, fino a quando il ministro non cederà. E secondo me, se la maggior parte degli atenei d'Italia protesteranno, il ministro non resisterà più di qualche mese, considerando anche l'attuale debolezza di questo governo.
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