domenica 16 novembre 2014

Prima trascrizione di un matrimonio same-sex in Sicilia

Nel comune di Bagheria si è registrata ieri la prima trascrizione di un matrimonio contratto all’estero sul territorio siciliano.
Gianfranco Aiello e Olivier Michel Grasser si sono sposati a Strasburgo il 31 dicembre 2013, e il 12 novembre 2014 hanno registrato la loro unione nel comune di residenza, Bagheria.
“Il gesto di disobbedienza civile del sindaco di Bagheria Patrizio Cinque è un gesto forte – afferma Mirko Pace, presidente di Arcigay Palermo – un messaggio chiaro inviato al Parlamento. Come i sindaci di Fano e Grosseto, Napoli, Milano e Roma, anche il sindaco di Bagheria prende posizione sottolineando la gravità dell’assenza di una legislazione nazionale per le coppie omosessuali.”
In molti comuni d’Italia si sta procedendo alla registrazione dei matrimoni contratti all’estero da coppie omosessuali anche grazie al pressing delle associazioni LGBTI.
Presto anche Palermo vedrà la sua prima registrazione: l’assessore all’anagrafe Giusto Catania ha provveduto a regolamentare la procedura e il sindaco Leoluca Orlando ha già preso posizione contro la circolare di Alfano.
“La registrazione di un matrimonio contratto all’estero è un atto fortemente politico in assenza di una legge nazionale: siamo molto soddisfatti della direzione politica scelta da Patrizio Cinque e facciamo tutti i nostri auguri a Gianfranco e Olivier” conclude Mirko Pace.

lunedì 7 febbraio 2011

Filosofia

Più mi avventuro nel giocoso corso della matematica, più mi rendo conto delle carenze letterarie e artistiche che ho. Non ci si può laureare in una facoltà di 'Lettere e Filosofia' senza sapere un cazzo di letteratura e arte. La filosofia pone questioni, come che cosa è realmente?, che di primo acchito fan tremare i polsi; o per lo meno sono proposti con tale pomposità. Ma in realtà i polsi tremano quando sospetti qualcosa che non vorresti mai aver pensato della persona a te più cara, quando capisci che una storia che non doveva finire mai è finita; i polsi tremano quando leggi Il Grande Inquisitore nei Fratelli Karamàzov o il finale de L'Étranger di Camus; tremi davanti a Guernica o a Los fusilamientos del tres de mayo di Goya. In verità le grandi, pompose e decisive questioni della filosofia sono completamente indifferenti per il singolo. Si tratta solo di dare nomi nuovi alle cose, e di proporre queste nuove denominazioni.

sulla non traducibilità

Una traduzione si deve pur azzardare! Naturali e giustificatissime tutte le cautele su un testo tradotto, specie se filosofico. Ma il termine non tradotto mi sta sul cazzo. Tanto vale non tradurre niente allora, e romperisi le corna sull'originale. C'è sempre un'interpretazione e il traduttore si deve assumere la responsabilità di esplicitarla: λόγος, Dasein, etc... vanno tradotti. Certo sarebbe onesto, magari, far precedere la traduzione da un saggio breve in cui si ricostruisca la storia del concetto, se ne evidenzino le varie sfumature e si giustifichi la propria scelta. Ma è davvero intollerabile trovare il termine non tradotto: è come se il traduttore volesse lavarsene le mani, ma così il resto della traduzione sarà comunque contaminato da un certo senso in cui egli intende quel concetto, che visto il privilegio dell'impossibile resa sarà sicuramente centrale e condizionante il resto dell'opera: di fatto opera una traduzione implicita e surrettizia. Meglio allora esplicitare tutto, essere onesti con il lettore e ingaggiare una lotta con lui: una lotta ad armi pari però, senza sottintesi!

Fede

Lo so! Ma sei sicuro di saperlo? Come puoi saperlo? Su cosa si fonda questa, anzi la conoscenza? Non è in fin dei conti una questione di fede? E questa fede, da dove viene se non da un sentire? E qual è il sentire per eccellenza, se non αἴσθησις della vista e del tatto? Insomma, ritorniamo a Hume e fanculo a tutti!
L'unica conoscenza vera, sicura, salda, oggettiva, non è che quella artificiale: matematica, logica, etc.
In fin dei conti Platone per ammettere che si abbia conoscenza, la deve concepire come ricordo. La conoscenza l'abbiamo già, si tratta solo di farla riemergere. Leibniz e Cartesio si muoveranno sugli stessi binari. Il problema non è forse il modello di conoscenza che Platone ha in mente? Una επιστήμη che sia salda e una volta e per tutte. La matematica. Ovviamente questo modello è valido solo per qualcosa di assolutamente convenzionale come la matematica. Questa è la causa di tutti i problemi di Platone, dell'aporeuticità del Teeteto e della farraginosità del Menone. Dunque il giudizio, con pretese di verità, è possibile solo in matematica, in logica e in discipline affini: esso è sempre o vero o falso, non ci si può sbagliare.
Che ci rimane? Fede. Fede in che? In sistemi perfetti, ma pur sempre convenzionali? O in quello che sentiamo? 'Credo' che per vivere sia necessaria fede nelle altre persone. Ma in base a quali criteri? Non credo sia possibile stabilire dei criteri. Credo che la fisicità sia comunque la base indispensabile alla formazione della credenza nell'altro: mi fido di te se ti vedo, ti sento, ti frequento, ti posso toccare. Più profondo è il contatto più 'fondata' può essere la fede. È l'eros il massimo di questa 'profondità'. È evidente che una fede così caratterizzata non può orientarsi verso una divinità: manca la base fisica, si tratterebbe di una fede 'non fondata'. Fatta così piazza pulita di scienze e sistemi, che rimane? Costruzione della persona nella necessaria interazione con l'altro. Evidentemente questa fede ha una 'fondazione' traballante: è caratterizzata dall'esser sempre una scommessa, ma una scommessa di cui non è possibile calcolare la probabilità di vincita, alla faccia di Pascal. Non rimane altro che giocarcela questa vita.

lunedì 13 dicembre 2010

Troppo vicino

Troppo vicino. - Se viviamo troppo vicino a qualcuno, è come se continuassimo a toccare a mani nude una bella incisione: un giorno ci troveremo in mano solo un pezzo di carta sporca. Anche l'anima di un uomo, a toccarla troppo spesso, diventa logora, o almeno ci appare tale: non ne rivediamo mai più il disegno e la bellezza primitivi. Frequentando con troppa confidenza donne e amici si perde sempre qualcosa; e talvolta si perde la perla della propria vita.

Friedrich Wilhelm Nietzsche, Umano Troppo Umano, I, VII, 428

martedì 27 luglio 2010

Stato?


Una volta lessi sulla Repubblica di un carcere situato in un'isoletta in Norvegia. I detenuti vivono in monolocali, piccole casette, non palazzoni. Prendono uno stipendio. Lavorano. Certo devono restare nell'isola per la durata della pena. E a un certo orario scatta il coprifuoco, luci spente. Certo, ci sono stati tentativi di evasione. E ci sono stati suicidi. Ma nulla di comparabile col nostro sistema di detenzione, basato sull'umiliazione, sul togliere all'individuo la cosa più importante: la sua dignità di persona. E purtroppo non si tratta di sola sofferenza psicologica, ma anche fisica: celle sovraffollate, roventi d'estate e gelide d'inverno, sporche.
Perché lo Stato commina una pena? Dal funzionamento attuale del sistema carcerario in Italia, sembra che l'unico scopo sia eliminare la presenza fisica di quel cittadino dalla società per un determinato periodo di tempo. E poi, dopo aver distrutto questa persona, trascorsi i termini, rimetterlo in libertà, a delinquere nuovamente. È questa la filosofia che c'è dietro. Se ce n'è un'altra, beh, ha miseramente fallito. E falliamo tutti noi con lei, quando pretendiamo che tale persona sia condannata, e ci rammarichiamo, perché sono stati comminati appena 16 anni anziché 30. Ci rendiamo conto delle mostruosità che siamo capaci di produrre? È questo il risultato, duecento anni dopo quei centocinquant'anni di riflessione filosofico-politico-giuridica? È per questo che gli Spinoza, i Locke, i Voltaire, i Diderot, i Montesquieu, i Beccaria, i Tocqueville, i Mill e i Sade hanno pensato e scritto?

Diritti e garanzie

E dopo i pacs prima e i matrimoni per tutti poi, l'Islanda si conferma la nuova frontiera del liberalismo mondiale, con una legge, approvata all'unanimità su proposta di una deputata anarchica, che garantisce protezione a chi mette online documenti segreti.
Fortuna che al mondo non siamo soli, o che comunque non sono tutti come noi. Chiunque adesso potrà fare un paragone, e giudicare quale sia uno stato di polizia e quale un paese liberale.
Fare paragoni di questo genere è essenziale per un buon giudizio, visto che le idee regolative di natura trascendente non mi persuadono molto (idea platonica del Bene e simili).
Purtroppo sono in molti quelli che camminano sempre con lo sguardo piantato per terra e sanno vedere solo il metro quadro su cui poggiano i piedi. Mi riferisco in particolare alla maggior parte dei miei colleghi universitari. Mi spiego: il consiglio di facoltà di Lettere e Filosofia di Palermo ha preso atto che stante l'indisponibilità dei ricercatori ad assumere la titolarità degli insegnamenti, e stante l'indisponibilità dei professori a carichi di docenza esuberanti il monte ore stabilito dal loro contratto, non c'è la possibilità di garantire l'offerta formativa. Ovvero in tutti i corsi di laurea, almeno la metà delle materie rimane scoperta. Preso atto di ciò, la facoltà ritiene doverosa la non attivazione dei corsi di laurea per l'anno accademico 2010/2011, la non attivazione delle procedure d'immatricolazione, la sospensione dei bandi per i test d'accesso.
Sembra il minimo, visto che facendo finta di niente, rimandando il problema, ci si ritroverebbe ad ottobre con delle matricole a cui non si potrebbero garantire i corsi. Non tutti la pensano però così. Molti si lamentano della violazione del loro "diritto allo studio", ritendendo penalizzante una tale forma di protesta da parte dei ricercatori e professori. Bisogna dire però due cose:
1. in effetti c'è una violazione del "diritto allo studio", il punto è individuarne l'artefice, che non può certo essere chi nell'ultimo decennio almeno ha portano avanti il carro dell'università gratuitamente e a proprio svantaggio: i ricercatori. Assumendo docenze, hanno permesso l'esistenza stessa dei corsi di laurea, e a titolo gratuito, sottraendo tempo all'attività per cui sono pagati e valutati: la ricerca. Si dirà: non l'hanno certo fatto per beneficenza, assumendo gli insegnamenti hanno accumulato esperienza, si sono messi in buona luce nei confronti dei professori, insomma hanno avuto un trampolino di lancio verso l'obiettivo minimo della conferma (diventando così ricercatori strutturati), se non verso il diventare associati. Tutto ciò è plausibile, ma non mi sembra certo un buon argomento contro l'adozione di forme di protesta radicali, ora che la loro posizione nell'università è minacciata dalla scellerata riforma Gelmini. Una riforma che, ricordiamolo, li equipara al personale tecnico e amministrativo, e li mette a esaurimento, non considerando alcuna possibilità di carriera, e creando la nuova precaria e minacciabile figura del ricercatore a tempo determinato per 3 anni + 3 (ovvero riconfermabili), che alla fine di questo doppio periodo, o viene assunto come associato (in un università però a cui vengono tagliati i fondi, e che quindi ha meno risorse da investire nell'assunzione di professori) o va a fare altro. Il vero artefice è dunque l'attuale governo, insieme però ai precedenti (di ogni colore) che riforma dopo riforma hanno proceduto allo smantellamento dell'università pubblica statale.
2. la protesta non è solo della facoltà di Lettere e Filosofia di Palermo! In questo ateneo anche Ingegneria e Scienze hanno preso risoluzioni simili, e Palermo è solo una delle tante università d'Italia in lotta, tra cui il più grande ateneo d'Europa, la Sapienza, che in questo momento si trova in una situazione simile a quella di lettere, minacciando di non attivare il prossimo anno accademico.
In conclusione, basta guardarsi un po' intorno per capire la bontà di questa protesta, e quale sia l'unica posizione sostenibile: il porsi al fianco dei ricercatori in un blocco a oltranza dell'attività accademica di tutta Italia, fino a quando il ministro non cederà. E secondo me, se la maggior parte degli atenei d'Italia protesteranno, il ministro non resisterà più di qualche mese, considerando anche l'attuale debolezza di questo governo.