lunedì 7 febbraio 2011

sulla non traducibilità

Una traduzione si deve pur azzardare! Naturali e giustificatissime tutte le cautele su un testo tradotto, specie se filosofico. Ma il termine non tradotto mi sta sul cazzo. Tanto vale non tradurre niente allora, e romperisi le corna sull'originale. C'è sempre un'interpretazione e il traduttore si deve assumere la responsabilità di esplicitarla: λόγος, Dasein, etc... vanno tradotti. Certo sarebbe onesto, magari, far precedere la traduzione da un saggio breve in cui si ricostruisca la storia del concetto, se ne evidenzino le varie sfumature e si giustifichi la propria scelta. Ma è davvero intollerabile trovare il termine non tradotto: è come se il traduttore volesse lavarsene le mani, ma così il resto della traduzione sarà comunque contaminato da un certo senso in cui egli intende quel concetto, che visto il privilegio dell'impossibile resa sarà sicuramente centrale e condizionante il resto dell'opera: di fatto opera una traduzione implicita e surrettizia. Meglio allora esplicitare tutto, essere onesti con il lettore e ingaggiare una lotta con lui: una lotta ad armi pari però, senza sottintesi!

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